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Spiritualità

La conversione dura tutta la vita

 
Esperienza religiosa e impegno intellettuale ·
 
Nel 1850, quando a John Henry Newman mostrarono la lettera di una donna entusiasta che parlava di lui come di un santo, egli si schernì: «Non c’è nulla del santo in me. Non ho alcuna tendenza a essere santo». Ma ora la Chiesa cattolica ha deciso diversamente e domenica 13 ottobre, a Roma, Papa Francesco alla fine lo dichiarerà santo. I santi sono modelli di vita cristiana. Questo non significa che sono perfetti. È consolante ricordare le parole di Papa Benedetto durante un’udienza del mercoledì del 2007. I santi, ha osservato, «non sono “caduti dal cielo”. Sono uomini come noi, con problemi anche complicati. La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, peccato». Newman stesso sapeva essere troppo suscettibile, irascibile e implacabile. Naturalmente è conosciuto anche come scrittore, studioso, predicatore, insegnante, pastore, pago della compagnia di se stesso, ma anche amico devoto. In che modo, però, era santo?
 

Vivere nel Tempo, toccare l'Eterno (Card. Ravasi)

 
È divenuto quasi un luogo comune – quando si parla del tempo – citare una battuta delle Confessioni di sant’Agostino (che al tema ha dedicato proprio in quel libro pagine acute e interessanti): «Che cos’è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più!».
 
È per questo che si sono moltiplicate all’infinito le definizioni di questa realtà che scandisce la storia esterna a noi ma che batte intimamente anche dentro di noi: illuminante è al riguardo la distinzione greca tra chrónos, che è il tempo 'cronologico', convenzionale, esterno a noi, e kairós, cioè il tempo esistenziale, personale, colmo di eventi, emozioni e pensieri (un’ora di una noiosa conferenza e un’ora con la persona amata hanno un identico chrónos ma un ben diverso kairós!). 
 
 

L’unione tra l’uomo e Dio · Per la festa dell’Assunzione di Maria ·

 
Maria memoria viva della presenza di Gesù sulla terra
 
Il mistero della Glorificazione di Maria in anima e corpo in cielo è stato l’ultimo dogma mariano proclamato solennemente — nella data relativamente recente del primo novembre 1950, per opera di Pio XII — ma la certezza che il corpo di Maria, la Madre di Gesù, non sperimentò la corruzione e perciò gode in pienezza, come prima creatura e anticipo del nostro destino, dei frutti della Risurrezione di suo Figlio nella totalità della sua umanità, è antichissima e risale agli inizi del cristianesimo.
 

L’EVANGELO DELLA TRASFIGURAZIONE: (Enzo Bianchi)

 
Invece del corpo e del volto umano, quotidiano di Gesù come lo conoscevano i discepoli, il mutamento fornisce la visione di un volto altro, luminoso, un volto trasfigurato da un’azione che poteva solo essere divina.
 
Introduzione. Il racconto della trasfigurazione nei sinottici. Il racconto della trasfigurazione di Gesù è situato in ciascuno dei tre vangeli sinottici in una posizione centrale (cf. Mc 9,2-10; Mt 17,1-9; Lc 9,28-36), in un punto in cui si registra un tornante decisivo tra il ministero di Gesù in Galilea e la sua salita a Gerusalemme. Per essere ancora più precisi, tale racconto è collocato in una sequenza assolutamente identica nei sinottici: confessione di Pietro (cf. Mc 8,27-30 e par.), primo annuncio della passione e delle condizioni per seguire Gesù (cf. Mc 8,31-38 e par.), trasfigurazione, secondo annuncio della passione (cf. Mc 9,30-32 e par.).

 

 

La santità: amore a Dio e al prossimo (Dario Vitali)

 
Il fatto di svincolare l'amore a Dio e al prossimo dallo stato della perfezione e di descriverli come mezzi abituali della vita teologale costituisce un elemento di novità che traduce nella concretezza del vissuto cristiano il principio dell’universale chiamata alla santità.
 
Il capitolo V della Lumen gentium si chiude con un ampio paragrafo sulle vie e i mezzi della santità. Anche a una prima lettura, si avverte immediatamente l'impostazione legata al primo schema de Ecclesia, che trattava l'universale vocazione alla santità nel capitolo sui religiosi, evidenziando, tra i mezzi per giungere alla santità, i consigli evangelici. La prima formulazione del testo era costruita sulla netta separazione tra il comandamento della carità, riservato a tutti, e i consigli evangelici, «i quali, pur non costituendo la perfezione, tuttavia conferiscono alla carità il massimo fervore», e quindi una possibilità ulteriore nella via della santità.
 
 
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